MA LA FABBRICA MODERNA CHIEDE NUOVE “RELAZIONI”

Romiti ha ragione? Risponde Terzi (CGIL)

Intervista di Rita Gambescia a Riccardo Terzi

Primo maggio, occasione di ripensamenti. Il mondo operaio si configura sempre di più come un arcipelago frammentato al suo interno, in qualifiche e ruoli differenti. Un processo di segmentazione accelerato dall’introduzione delle nuove tecnologie e la cui complessità ha colto impreparate le forze tradizionali di rappresentanza sindacale. Ma quali potenzialità per la ridefinizione stessa delle relazioni aziendali e dell’organizzazione del lavoro, posseggono oggi i nuovi strumenti produttivi?

Persa l’utopia che affidava alla rivoluzione tecnologica la speranza di cambiamento nei rapporti sociali, quali concreti spazi di rinnovamento offre l’automazione all’interno della fabbrica? Ne parliamo con Riccardo Terzi, segretario generale aggiunto della CGIL Lombardia.

«Il progresso tecnologico ha effetti contraddittori. Da una parte apre grandi possibilità, la “liberazione” dal lavoro manuale e la conquista di più tempo libero. Dall’altra produce ancora il vecchio meccanismo di tipo tayloristico, la subordinazione del lavoro umano alle finalità della macchina. Ma ciò non può stupire: la concentrazione delle decisioni ai vertici dell’azienda, e la circolazione ristretta delle informazioni, esclude l’operaio, anche quello più specializzato».

 

Eppure si parla molto di partecipazione, di coinvolgimento dei dipendenti, e questo anche da parte degli stessi manager.

«Sicuramente le nuove tecnologie stanno producendo un nuovo terreno di conflitto tra le parti. Esse, infatti, rendono più fluido il confine tra lavoro manuale e intellettuale e producono una conoscenza diffusa dei meccanismi di controllo del processo lavorativo. Conoscenza di cui è partecipe anche l’operaio. Di conseguenza, diventa sempre meno accettabile il monopolio delle informazioni, la separazione tra chi esegue e chi decide.»

 

E che cosa si propone?

«La stessa organizzazione del lavoro andrebbe rivista consentendo forme di autogoverno nella produzione, organizzata per gruppi. Insomma, una gestione collettiva basata sulla responsabilità dei lavoratori.»

 

Quanto ciò potrebbe tornare utile alla stessa azienda?

«Il modello gerarchizzato della fabbrica non funziona più. Sempre più importante diventa ottenere consenso, e in questa direzione va anche l’ultimo intervento di Romiti. Specie in una fabbrica che punta sull’innovazione, curare il fattore umano diventa essenziale».


Numero progressivo: B30
Busta: 2
Estremi cronologici: 1990, 1 maggio
Autore: Rita Gambescia
Descrizione fisica: Fotocopia pagina quotidiano
Tipo: Interviste/Dibattiti
Serie: Scritti Sindacali - CGIL -
Pubblicazione: “Italia Oggi”, 1 maggio 1990